All’inizio dell’epoca dinastica (III millennio a.C. circa) la capitale fu solo una, This vicino Abido nell’Alto Egitto; dopo le prime due dinastie fu trasferita a Memfi, “la bilancia delle Due Terre”, nel punto dove la Valle ed il Delta si congiungono.
Nella regione del Delta (tav. XX) col passare dei secoli si concentrarono moltissimi insediamenti sia per motivi economici, vedi i traffici commerciali sempre più intensi col Vicino Oriente, che per motivi politici, vedi le continue invasioni dei “Popoli del Mare”, Ittiti, Mitanni, Assiri, Babilonesi, dovute alle preziose risorse egizie: papiro, lino, oro, argento.
Passeremo brevemente in rassegna i centri più importanti del Delta nilotico fino all’arrivo dei Greci[1].
Taremu, Leontòpolis, Tell el-Muqdam[2]
Il Sito di Tell el-Muqdam consiste di molti tumuli ed è situato a circa 10 km a sud-est della moderna città di Mit Ghamr che è sulla sponda orientale del ramo di Damietta del Nilo.
Il luogo era sacro al dio leone Mahes (Mihos), un figlio di Bastet come anche alle divinità Shu e Tefnut che furono venerate nella forma di due leoni. Conosciuto col nome egizio di Taremu durante il Periodo Tolemaico fu capoluogo dell’undicesimo distretto del Basso Egitto. Durante il periodo ellenistico la città era nota col nome di Leontòpolis: si pensa che la città abbia potuto essere la capitale dei re del terzo Periodo Intermedio, in particolare della XXIII dinastia (818-715 a.C.), e che sia stata la sede di un cimitero reale databile allo stesso periodo. Comunque gli Egittologi hanno stabilito che la capitale era a Khemenu (Hermopolis Magna).
Il Tempio di Mahes è situato nell’area orientale del sito, ma la rimozione ed il riutilizzo di una grande quantità di blocchi ha reso difficile la ricostruzione della pianta. Una stele ed un statuario indicano che c’era già un tempio a Taremu durante la XVIII dinastia (1552-1314 a.C.). I monumenti più antichi risultano essere stati usurpati dai faraoni successivi.
Solamente una tomba, della Regina Kama la madre di Osorkon III, è stata finora localizzata ad ovest delle rovine principali.
Sachbu, Letòpolis, Ausim
L’odierna Ausim è situata sulla sponda occidentale del Nilo e dista circa 12 km a nord-ovest del Cairo, tra i rami Rosetta e Damietta del Nilo.
La città di Sachbu è conosciuta dai testi del Vecchio Regno ed è menzionata anche nei Testi dei Sarcofagi del Medio Regno come un centro di culto del dio Horus Khenty-Irty, o Horus Khenty-Khem, uno dei molti aspetti locali del dio-falco. Durante il periodo greco-romano la città fu la capitale del secondo nomo del Basso Egitto, il cui simbolo comprendeva il falco, animale sacro di Horus.
Solamente frammenti di monumenti sono stati recuperati finora dal sito, ma nulla resta della città antica di Sachbu e delle sue fasi più antiche, quando doveva essere attivo un importante centro di culto.
Terenùthis, Kom Abu Billo
Kom Abu Billo giace sulla sponda occidentale della regione del Delta, vicino alla città di Tarrana; dista circa 70 km a nord-ovest del Cairo ed alcuni chilometri a nord della città di Khatatba dove la strada gira ad ovest dal ramo di Rosetta del Nilo verso il Wadi Natrun. Il tumulo è fra el-Khatatba ed el-Birigat sul lato occidentale del ramo.
Il nome classico della città probabilmente deriva dal nome della dea-cobra Termuthis, nota agli antichi egizi col nome di Renenutet, che probabilmente era oggetto di venerazione nell’area.
Sono stati rinvenuti resti di un tempio che includono blocchi, probabilmente di riutilizzo, provenienti da un tempio dedicato ad Hathor, databili ai regni di Tolemeo I Soter e Tolemeo II Filadelfio.
Resti di una necropoli contenente sepolture risalenti al Vecchio Regno, in particolare alla VI dinastia (2460-2200 a.C.), sono stati trovati vicino al tempio. Il cimitero greco-romano ha invece restituito molte tombe e manufatti interessanti che coprono il periodo dalla fine dell’Egitto faraonico all’era copta. Sepolture di bestiame bovino sono state associate al culto della dea Hathor, testimoniato dai rinvenimenti templari.
Xou, Sàis, Sa el-Hagar
Il villaggio moderno giace sul lato orientale del ramo di Rosetta del Nilo vicino alla città di Tànis (tav. XXI).
Sàis, capoluogo del quinto nomo del Basso Egitto, divenne un centro di spicco durante il terzo Periodo Intermedio. Il principe locale e semi-indipendente Tefnakht Shepsesre, che si dichiarò Faraone, è tradizionalmente considerato come il fondatore della XXIV dinastia (727-715 a.C.). Stabilì la sua capitale a Sàis ed espanse la sua influenza sul Delta centrale ed occidentale. A Tefnakht succedette Bakenenref Wahkare (il Bocchoris di Manetone) che si proclamò re dell’Alto e Basso Egitto. Dopo un breve interludio durante la XXV dinastia (747-656 a.C.), dovuto alla dinastia nubiana, per i successivi 150 anni i discendenti di Tefnakht dominarono sull’intero Egitto dalla loro residenza reale a Sàis, fino all’invasione persiana nel 525 a.C.
Solo pochi frammenti architettonici restano di quella che fu l’antica capitale faraonica; il Tempio di Neith, che qui sembra aver avuto un centro di culto molto importante, sembra essere stato distrutto durante il XIV sec. d.C. , quando parti del naos furono portati al Cairo ed a Rosetta.
Tep, Bùto, Tell el-Fara’in
Localizzato nel Delta centrale a nord-ovest di Kafr el-Sheikh, Tell-Fara’in è il nome del villaggio moderno dove tre tumuli hanno coperto il sito dell’antica città di Bùto, capoluogo del sesto nomo del Basso Egitto.
Bùto è una città molto antica, che fu occupata con continuità, durante il periodo Predinastico, per più di 500 anni. Inoltre sembra avere giocato un ruolo importante in tutta la storia dell’Egitto, almeno come un centro di culto simbolico. Durante il Nuovo Regno la città era nota come Per-Wadjet, ovvero “La Casa della dea Wadjet”.
La prima fase insediativa fu scoperta a 7 m sotto il livello moderno; resti di un Tempio di Wadjet risalenti al Periodo Saita, distrutto dai Persiani e ricostruito da Tolemeo I Soter, sono stati rinvenuti tra due dei tre tumuli che ricoprono l’intero sito. L’edificio è menzionato nelle Storie di Erodoto come sede di un importante oracolo[3].
Nel corso di scavi recenti sono stati individuate necropoli risalenti al tardo periodo Saita.
Per-Banebdjedet, Mèndes, Tell el-Rub’a
Il sito, distante circa 25 km dal villaggio di el-Simbellawin, è oggi noto con i nomi di Tell el-Rub’a e Tell el-Timai.
Mèndes era il capoluogo del sedicesimo nomo del Basso Egitto, noto in antico egizio col nome di Per-Banebdjedet. La città era il centro di culto del dio-ariete Banebdjedet, (letteralmente, “l’Ariete [o manifestazione], Dio di Djedet”) e fu la capitale della XXIX dinastia (399-380 a.C.); Erodoto nelle Storie menzionò il sacrificio di capre a Mèndes[4], in contrasto con le tradizioni degli altri popoli che prevedevano l’uso della pecora, anche se è possibile che confuse l’ariete sacro per una capra.
Del recinto del tempio del dio-ariete registrato da un geografo arabo nel XV sec. d.C. rimane ben poco; l’unico complesso templare visibile oggi è quello di Ahmose II (Amasis) della XXVI dinastia (672-525 a.C.).
All’angolo sud-est del recinto del tempio sono stati rinvenuti resti di tombe reali risalenti alla XXIX dinastia (399-380 a.C.).
Avaris, Tell el-Dab’a
Il villaggio moderno di Tell el-Dab’a (tav. XXII) è situato a circa 6 km a nord dalla città di Faqus nel Delta nord-orientale.
Statue della Regina Sobeknefru, ultima dinasta della XII dinastia (1991-1785 a.C.), e di Harnedjheriotef (Hetepibre), un re poco noto della XIII dinastia (1785-1633 a.C.), sono state trovate nel sito, a testimonianza del potere reale oramai indebolito dalle incursioni Hyksos nel Delta orientale. La città fu costruita su di un precedente insediamento del Medio Regno e ne divenne la capitale sotto la dominazione Hyksos, in seguito ricacciati dalle guerre di liberazione dei principi di Tebe. Dopo la ritrovata unità nazionale la città divenne un punto di scambio commerciale tra l’Egitto ed i popoli orientali.
Da molti anni la città di Avaris si credeva ormai persa per sempre, giacendo seppellita sotto la terra coltivata del Delta orientale; ora sappiamo che fu difesa da un grande muro largo più di 8 m che includeva una cittadella fortificata e massiccia. Durante gli scavi del 1990 ad opera di una squadra austriaca, nell’area occidentale del sito, nota come Ezbet Helmi, furono rinvenuti i resti di un grande palazzo che dalla struttura fu datato al periodo Hyksos. Probabilmente Ramesse II dedicò un grande tempio (tav. XXIII) al dio Seth nel centro dell’area.
Molte sono le necropoli risalenti al Secondo Periodo Intermedio (1785-1560 a.C.) scoperte dagli archeologi; durante le ultime campagne di scavo sono state scoperte sepolture che datano dalla XIII dinastia (1785-1633 a.C.), fine del periodo Hyksos.
Djanet, Tànis, San el-Hagar
L’odierna San el-Hagar è la città più vicina al sito dell’antica Tànis (tav. XXIV) situata circa 130 km a nord-est del Cairo.
Tànis (tav. XXV) era il capoluogo del diciannovesimo nomo del Basso Egitto, dopo aver sostituito Per-Ramesse come residenza reale dei re durante la XXI (1069-945 a.C.) e XXII dinastia (945-715 a.C.). La città il cui nome antico era Djanet (chiamato anche Suan, la città biblica di Zoan), rappresentò una città simile alla capitale meridionale: una Tebe in miniatura.
Il tempio di Amun (tav. XXVI-XXVII) fu costruito in gran parte con del materiale riciclato dalla ormai abbandonata città di Per-Ramess; una via sacra che conduceva al tempio fu adornata con almeno 15 obelischi usurpati da monumenti di Ramesse II. Legata al retro del tempio c’era una piccola cappella di culto con dieci colonne e due obelischi; in totale a Tànis sono stati ritrovati 23 obelischi. Molti templi sono stati ritrovati intorno al grande recinto del tempio di Amun: Nectanebo I dedicò un tempio a Khonsu-Neferhotep sul lato settentrionale del tempio di Amun con un lago sacro; Osorkon II costruì un piccolo tempio ad est e Nectanebo II e Tolemeo II costruirono un tempio a Horus a sud-est; a sud-ovest si trova un piccolo tempio dedicato alla dea siriana Anta (equivalente alla dea Astarte ed alla dea egiziana Mut) e Khonsu databile al regno di Wahibre (589-570 a.C.) in seguito completato da Tolemeo IV.
Ma la vera ricchezza archeologica di Tànis sono le necropoli con le sepolture di alcuni dei re della XXI (1069-945 a.C.) e XXII dinastia (945-715 a.C.).
Per-Bastet, Bubàstis, Tell Basta
Tell Basta si trova a circa 80 km a nord-est del Cairo sul lato sud-orientale della città Zagazig.
La città (tav. XXVIII) ebbe il suo momento di maggior splendore durante il Terzo Periodo Intermedio (1069-656 a.C.) durante il quale fu il capoluogo del diciottesimo nomo del Basso Egitto. Fu sede di un importantissimo tempio dedicato alla dea Bastet meta di pellegrinaggi da tutto l’Egitto; la festa annuale fu descritta anche da Erodoto che stimò in 700000 i pellegrini che accorrevano al tempio (tav. XXIX) della dea-gatto[5]. I re della XXII dinastia libica (945-715 a.C.), anche se avevano come capitale Tànis, scelsero Bubàstis come la loro residenza nel Delta.
Degli edifici più antichi sono stati ritrovati solo blocchi di reimpiego che riportano i nomi di due faraoni della IV dinastia (2625-2510 a.C.): Khufu e Khafre; probabilmente è in questo periodo che incominciarono le prime manifestazioni di culto nei confronti della dea Bastet, il cui tempio, situato sul lato sud-orientale della strada attraverso Tell Basta, è considerato la struttura più importante del luogo.
Molte sono le necropoli rinvenute nei pressi del tempio; recenti scavi a nord della zona templare hanno rivelato importanti sepolture risalenti al Nuovo Regno, in particolare alle dinastie XIX e XX.
[1] Le informazioni riguardo i vari insediamenti sono tratte da: N. GRIMAL, Storia dell’antico Egitto, Bari 1990. [2] Nell’indicare il nome degli insediamenti egizi si seguirà il seguente criterio: nome egizio, nome greco, nome arabo. [3] Erod., II, 83: […] ϰαὶ τό γε μάλιστα ἐν τιμῇ ἄγονται πάντον τῶν μαντηίων, Λητοῦς ἐν Βουτοῖ πόλι ἐστί […]. [4] Erod., II, 42, 2: […] οὗτοι δὲ αἰγῶν ἀπεχόμενοι ὄϊς θύουσι […]. [5] Erod., II, 60, 3: […] ϰαὶ ἐς ἑβδομέϰοντα μυριάδας […].![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()
![]()