Nel Basso Egitto il Nilo si divide in numerosi bracci che vanno a formare la vastissima regione del Delta (tav. XVII), ampio circa 24.000 km², estremamente fertile e ricco di vegetazione; la piana deltizia è caratterizzata da fenomeni e morfologie simili a quelli alluvionali e dai sedimenti più grossolani, mentre, allontanandosi progressivamente dalla foce, il prodelta è caratterizzato da sedimenti sempre più fini (sabbie fini, silt, argille)
Le prime notizie geografiche riguardanti questa regione del Nilo le abbiamo da Erodoto; una prima informazione ci viene data proprio sulle inondazioni e sulla loro portata[1]: Erodoto afferma che al tempo del re Meri (i.e. Amenemhat III, circa 1842-1797 a.C.) se la piena raggiungeva gli 8 cubiti[2] le acque del fiume avrebbero irrigato l’Egitto fino al di sotto di Memfi, mentre al tempo del suo viaggio, circa 900 anni dopo la morte del re Meri, se il fiume non saliva di almeno 15 o 16 cubiti[3] non straripava. In questo passo ci sono però delle inesattezze: innanzitutto la datazione è imprecisa, poiché se Erodoto visita l’Egitto nella seconda metà del V sec. a.C. e il regno di Amenemhat III si colloca intorno agli anni 1842-1797 a.C. , secondo il passo erodoteo il viaggio in Egitto di Erodoto avrebbe dovuto compiersi nel IX sec. a.C. , cosa impossibile. Inoltre le cifre riguardanti le inondazioni erano, in tempi recenti, i valori massimi a Sàis nel Delta ed a Rôdah al Cairo, due parti assolutamente diverse dell’Egitto, dati questi che non supportano la sua tesi
Più avanti nel suo racconto Erodoto ci descrive con molta precisione il Delta[4] (tav. XVIII) con la particolarità di considerarlo a sette bocche in contrapposizione all’opinione comune che lo voleva a cinque[5]; le sette bocche descritte da Erodoto sono: la Pelusica ad Oriente, la Canopica ad Occidente, la Sebennitica a Nord da cui si diramano altre due bocche: la Saitica[6] e la Mendesia. Le ultime sue sono la Bolbitinica e la Bucolica che Erodoto considera artificiali[7], da qui la sua affermazione che il Delta fosse a cinque bocche anziché a sette; probabilmente questa asserzione costituisce uno dei tanti attacchi di Erodoto nei confronti di Ecateo, uno dei fautori della teoria del Nilo a sette bocche.
Erodoto descrive il Delta come un territorio di natura alluvionale[8] dove il terreno è reso così fertile dalle piene annuali del Nilo che gli «egizi traggono i frutti dalla terra senza fatica, senza squarciare i solchi con l’aratro»[9]. Questa testimonianza è molto importante, poiché ci fa comprendere quanto fosse davvero fertile il Delta nilotico; Erodoto, a differenza di Strabone[10], ignora i sofisticati sistemi d’irrigazione ideati dagli Egizi per rendere possibile la coltivazione, ma ha ragione quando parla della semina estremamente semplice e poco faticosa. In Egitto, infatti, la semina poteva essere fatta semplicemente spargendo i semi nel terreno allagato dal fiume, senza ulteriori lavori, a differenza dei Greci che prima di seminare dovevano arare il terreno a volte anche per tre volte[11].
Nella sua Geografia Strabone riferisce, citando Platone, che alla foce il Nilo forma una sorta di triangolo con il vertice verso il basso[12]; i lati di questo triangolo sono la bocca Pelusica ad est e quella Canopica o Eracleotica ad ovest[13]. Inoltre ci informa che il nome della regione, Delta, deriva dal fatto che questa sorta di isola formata dal mare e dalle due bocche del Nilo ha la forma del Delta greco[14]. Strabone, al contrario di Erodoto, menziona cinque bocche[15] collegate tra loro da vari canali in modo da rendere l’intera regione navigabile[16].
Grazie a queste caratteristiche il Delta è stato da sempre il luogo preferito dall’uomo per i propri insediamenti, sia in epoca predinastica che in epoca faraonica.
[1] Erod., II, 13, 1: ἔλεγον δὲ ϰαὶ τόδε μοι μέγα τεϰμήριον περὶ τῆς χώρης ταύτης οἱ ἱπέες, ὡς ἐπὶ Μοίριος βασιλέος, ὅϰως ἔλθοι ὁ ποταμὸς ἐπὶ ὀϰτὼ πήχεας τὸ ἐλάχιστον, ἄρδεοϰε Αἴγυπτον τὴν ἔνερθε Μέμϕιος. ϰαὶ Μοίρι οὔϰω ἦν ἔτεα εἰναϰόσια τετελευτηϰότι, ὅτε τῶν ἱρέον ταῦτα ἐγὼ ἤϰουον. νῦν δέ, εἰ μὴ ἐπ’ἑϰϰαίδεϰα ἢ πεντεϰαίδεϰα πήχεας ἀναβῇ τὸ ἐλάχιστον ὁ ποταμός, οὐϰ ὑπερβαίνει ἐς τὴν χώρεν.
[2] Circa 4,75 m.
[3] Circa 8-8,53 m.
[4] Erod., II, 17, 3-6: ὁ γὰρ δὴ Νεῖλος ἀρξάμενος ἀπὸ τῶν Καταδούπων ῥέει μέσην Αἴγυπτοι οχίζων ἐς θάλασσαν. μέχρι μέν νυν Κερϰασώρου πόλιος ῥέει εἷς ἐὼν ὁ Νεῖλος, τὸ δὲ ἀπὸ ταύτης τῆς πόλιος οχίζεται τριϕασίας ὁδούς. ϰαὶ ἡ μὲν πρὸς ἠῶ τρέπεται, τὸ ϰαλέεται Πηλούσιον στόμα, ἡ δὲ ἑτέρη τῶν ὁδῶν πρὸς ἑσπέρην ἔχει· τοῦτο δὲ Κανωβιϰὸν στόμα ϰέϰληται. ἡ δὲ δὴ ἰθέα τῶν ὁδῶν τῷ Νείλῳ ἐστὶ ἥδε· ἄνωθεν ϕερόμενος ἐς τὸ ὀξὺ τοῦ Δέλτα ἀπιϰνέεται, τὸ δὲ ἀπὸ τούτου σχίζων μέσον τὸ Δέλτα ἐς θάλασσαν ἐξίει, οὔτε ἐλαχίστην μοῖραν τοῦ ὕδατος παρεχόμενος ταύτῃ οὔτε ἥϰιστα ὀνομαστήν, τὸ ϰαλέεται Σεβεννυτιϰὸν στόμα. ἔστι δὲ ϰαὶ ἕτερα διϕάσια ἀπὸ τοῦ Σεβεννυτιϰοῦ ἀποσχισθέντα ϕέροντα ἐς θαλασσαν, τοῖσι οὐνόματα ϰέεται τάδε, τῷ μὲν Σαϊτιϰὸν αὐτῶν, τῷ δὲ Μενδήσιον. τὸ δὲ Βολβίτινον στόμα ϰαὶ τὸ Βουϰολικὸν οὐϰ ἰθαγενέα στόματά ἐστι ἀλλ’ὀρυϰτά.
[5] D. S., I 33, 7; Str., XVII 1, 18.
[6] Σαϊτιϰὸν: è da considerarsi la Tanitica, vedi J. VON BECKERATH, Tànis und Theben, in Ägyptologische Forschungen n°16, Glückstadt 1951, p. 33.
[7] K. W. BUTZER, Studien zum vor- und frühgeschichtlichen Landschaftswandel der Sahara. III. Die Naturlandschaft Ägyptens während der Vorgeschichte und der dynastischen Zeit, Wiesbaden 1959, p. 32.
[8] Erod., II 10, 1: […] ταύτης ὦν τῆς χώρης τῆς εἰρημένης ἡ πολλή, ϰατά περ οἱ ἱρέες ἔλεγον, ἐδόϰεε ϰαὶ αὐτῷ μοι εἶναι ἐπίϰτητος Αἰγυπτίοισι. […].
[9] Erod., II 14, 2: […] ἦ γὰρ δὲ νῦν γε οὗτοι ἀπονητότατα ϰαρπὸν ϰομίζονται ἐϰ γῆς τῶν τε ἄλλων ἀνθρώπων πάντων ϰαὶ τῶν λοιπῶν Αἰγυπτίων, οἳ οὔτε ἀρότρῳ ἀναρρηγνύνες αὔλαϰας ἔχουσι πόνους οὔτε σϰάλλοντες οὔτε ἄλλο ἐργαζόμενοι οὐδὲν τῶν οἱ ἄλλοι ἄνθρωποι περὶ λήιον πολέουσι, […].
[10] Str., XVIII 1, 3.
[11] Omero, Il., XVIII 541.
[12] Str., XVII 1, 4: […] εἰτ’ἐπὶ ϰορυϕὴν σχιζόμενος ὁ Νεῖλος, ὥς ϕησιν ὁ Πλάτων, ὡς ἂν τριγώνου ϰορυϕὴν ἀποτελεῖ τὸν τόπον τοῦτων […].
[13] Str., XVII 1, 4: […] τὸ μὲν ἐν δεξιᾶ τῆς ϰατὰ Πηλούσιον, τὸ δ’ἐν ἀριστερᾷ τῆς ϰατὰ Κάνωβον ϰαὶ τὸ πλησίον Ἡράϰλειον προσαγορευόμενον […].
[14] Str., XVII 1, 4: […] γέγονε δὴ νῆσος ἔϰ τε τῆς θαλάττης ϰαὶ τῶν ῥευμάτων ἀμϕοῖν τοῦ ποταμοῦ, ϰαὶ ϰαλεῖται Δέλτα διὰ τὴν ὁμοιότητα τοῦ σχήματος […].
[15] Str., XVII 1, 4: […] μεταξὺ δὲ τούτων ἄλλαι πέντε εἰσὶν ἐϰβολαὶ αἵ γε ἀξιόλογοι, λεπτότεραι δὲ πλείους· […].
[16] Str., XVII 1, 4: […] ἀπὸ γὰρ τῶν πρώτων μερῶν ἀπορρῶγες πολλαὶ ϰαθ’ὅλεν μερισθεῖσαι τὴν νῆσον πολλὰ ϰαὶ ῥεῖθρα ϰαὶ νήσους ἐποίησαν, ὥσθ’ὅλεν ενέθαι πλωτὴν διωρύγων ἐπὶ διώρυξι τμηθεισῶν […].