Giugno 7, 2008 di Pasquale Barile
Archeologi egiziani hanno scoperto quello che sostengono essere stata l’antica sede dell’esercito faraonico a guardia delle frontiere del nord-est d’Egitto per più di 1500 anni. La fortezza e la città adiacente, identificata con l’antico nome di Tharu, si trova nella penisola del Sinai a circa 3 km a nord-est della moderna città di Qantara. La città fu costruita all’inizio di una strada militare che unisce la Valle del Nilo al Levante, parti dei quali sono stati sotto il controllo egiziano per la maggior parte del periodo. Gli archeologi, guidati da Abdel Maksoud, hanno lavorato lungo la strada dal 1986 ma soltanto quest’anno è stata trovata le iscrizioni che certificano l’identificazione con Tharu e che riportano il nome di tre faraoni:
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Tuthmosis II, che regnò sull’Egitto sin dal 1512 a.C. c.ca e che costruì una delle installazioni militari lungo il percorso;
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Sethi I e Ramses II, che regnò dal 1318 al 1237 a.C. e che aggiunse un’altra fortezza lungo il percorso.
Il sito contiene i resti di una fortezza costruita in mattoni risalente al regno di Ramses II con un perimetro di 500×250 m e con torri di 4 m di altezza. “I primi studi presso il sito dimostrano che questa fortezza è stata la sede del esercito egiziano a partire dal Nuovo Regno fino al periodo Tolemaico,” sostiene l’archeologo egiziano Mohamed Abdel Maksoud, ”le caratteristiche archeologiche di questo fortilizio confermano le iscrizioni degli antichi templi egizi, che mostrando la forma della città di Tharu, l’inizio della strada militare di Horus.” Il sito contiene il primo tempio risalente al Nuovo Regno mai trovato nel nord del Sinai.

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Giugno 4, 2008 di Pasquale Barile
L’Egitto pianifica di condurre un test del DNA su una mummia di 3500 anni fa, per verificare se appartiene al faraone Thutmosis I. Zahi Hawass, capo del Consiglio Supremo delle Antichità Egizie, ha detto che il test del DNA e un’analisi a raggi X sarà effettuata su una mummia ritrovata nel sito dell’antica Tebe sulla riva occidentale del Nilo, la Valle dei Re. Hawass ha affermato che una mummia in mostra nel Museo Egizio del Cairo per molti anni è stata ritenuta essere quella di Tuthmosis. Tuthmosis I è stato il terzo faraone della XVIII Dinastia e regnò sull’Egitto dal 1506 al 1493 a.C. Il suo successore fu il figlio Tuthmosis II a cui successe la sorella Hatshepsut. L’Egitto ha acquistato un laboratorio per l’analisi del DNA da 5 milioni di dollari interamente finanziati dalla Discovery Channel, che è diventato un centro di un ambizioso progetto, che prevede di analizzare ed identificare molte mummie la cui identità resta ancora sconosciuta e di riesaminare la raccolta delle mummie reali. Il modo migliore per ottenere risultati precisi è quello di analizzare il DNA trovato in una cella del nucleo, perché contiene informazioni provenienti da entrambi i genitori. Spesso però le mummie sono molto deteriorate e di solitola possibilità di trovare utilizzabile DNA nucleare sono scarse. L’anno scorso, l’Egitto ha avviato un test del DNA su una mummia femminile per determinare se appartiene alla regina Hatshepsut; i risultati non sono mai stati resi pubblici. Hawass ha a lungo rifiutato di consentire la prova del DNA sulle mummie egiziane, ma recentemente ha cambiato idea, a condizione che il test sia effettuato solo da esperti egiziani; tuttavia non sono mai stati divulgati i risultati completi degli esami, a volte per motivi di sicurezza nazionale.
Il test del DNA sulla mummia inizierà Venerdì nel Museo Egizio del Cairo dopo il suo trasporto da Luxor. La mummia è rimasta nella sua tomba nella Valle dei Re sin dalla sua scoperta.
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Maggio 16, 2008 di Pasquale Barile
Presso il CISE (Centro Italiano Studi Egittologici) ad Imola sin dal 2001 ogni si svolgono conferenze, che vedono la presenza di studiosi internazionali, inerenti materie egittologiche. Anche quest’anno dal 9 Maggio si inaugurerà un nuovo ciclo di conferenze con tre appuntamenti in biblioteca ed altre due presso la Sala delle Stagioni. Il primo appuntamento sarà con l’egittologo olandese Maarten J. Raven, curatore del Dipartimento Egizio del Museo Nazionale di Leida, che parlerà delle nuove scoperte provenienti dagli scavi nella necropoli di Saqqara. Il ciclo di conferenze si chiuderà il 13 Giugno con Ana Tavares, che parlerà delle nuove scoperte presso la città della regina Khentkawes. Tutte le conferenze inizieranno alle ore 18.00.
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Aprile 18, 2008 di Pasquale Barile
Musée d’Art et d’Historie, Fribourg (CH) | 4 Marzo - 20 Luglio 2008
In un percorso scandito in quattordici sezioni, questa originale mostra ci accompagna attraverso i secoli illustrandoci le diverse modalità in cui il lato femminile del divino si è esplicato dalla preistoria al cristianesimo. Madre feconda, donna vergine e guerriera, signora della vegetazione e degli animali, domatrice di leoni, benevola e terrifica: oltre 300 opere, distribuite su un arco di tempo di circa 10.000 anni, rispecchiano le credenze e le speranze che l’umanità ha riposto nella “dea”. L’Egitto vi occupa un posto di riguardo, in particolare nelle due sezioni dedicate alla “saggezza di Maat” ed a “Iside”.

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Aprile 18, 2008 di Pasquale Barile
Fondation Pierre Gianadda Martigny (CH) | 17 Marzo - 8 Giugno 2008
Da New York (Metropolitan Museum of Art) si sposta in Francia. Questa mostra, nata dalla collaborazione tra il museo statunitense e la Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, presenta una prestigiosa raccolta di sculture in metallo, messe a disposizione da collezioni museali di tutto il mondo. Immagini di divinità e di sovrani realizzate in metalli preziosi ed in leghe di rame, incluso il bronzo, datate tra l’Antico Regno e l’età tolemaica, passando per il Terzo Periodo Intermedio, il periodo di fioritura della metallistica egizia. A quest’ultimo risale la piccola, splendida statua in oro del dio Amon (del Metropolitan Museum), la rappresentazione della sacerdotessa e nobile signora Takushit (dal Museo Archeologico di Atene), le immagini dei re Pedubaste e Pami (dal Museo Gulbenkian di Lisbona e dal British Museum). Tra i pezzi di epoca più antica, la giovane principessa Sobeknakht che culla il figlio neonato (dal Brooklyn Museum of Art) ed una serie di sovrani inginocchiati, appartenenti ad una scena di solenne cerimonia religiosa pubblica (XVI-XV sec. a.C., dal Metropolitan e dal museo dell’Università della Pennsylvania).

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Aprile 18, 2008 di Pasquale Barile
La celebre oasi si conferma una miniera archeologica; due le scoperte più recenti. Nella necropoli di epoca greco-romana di Deir el-Banat, tra le circa 150 tombe indagate da una missione russo-statunitense, si stagliano le quattro inumazioni di età tolemaica ritrovate nella medesima fossa: tre sartcofagi lignei dipinti (uno degli inumati, una donna, aveva il volto coperto da una maschera dorata) e più un piccolo ricettacolo di papiro, contenente un bambino. Forse si tratta di membri di una stessa famiglia. Ben più antico l’insediamento individuato nell’area di Karanis da una missione statunitense. Il sito è ancora tutto da scavare, ma le rovine affioranti ed i reperti ceramici sembrano già indicare una datazione al Neolitico.
Fonte: Pharaon Magazine

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Aprile 8, 2008 di Pasquale Barile
Kunsthistorisches Museum, Vienna | 9 Marzo - 28 Settembre 2008
È il secondo evento che la National Geographic Arts and Exibition dedica ai tesori della tomba di Tutankhamon. La mostra presenta 140 oggetti, settanta dei quali provengono dal sepolcro del giovane faraone; fra questi i sandali d’oro del sovrano ed uno dei sarcofagi in miniatura contenenti i suoi organi imbalsamati. Notevoli le opere che affiancano i tesori della KV62, tese a ricreare il più ampio contesto del “mondo dei Faraoni”, dalla IV Dinastia all’Epoca Tarda. Provengono dai templi, tombe di re e di privati, soprattutto dalla Valle dei Re, ed includono esempi superbi dell’arte egiziana, come la maschera d’oro del re Psusenne (XXI Dinastia). Questa di vienna sarà l’unica tappa europea della mostra.

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Aprile 8, 2008 di Pasquale Barile
Reading Museum Service, Reading (GB) - Fino al 20 Aprile
Un’interessante collezione di reperti egiziani, in gran parte proveniente dagli scavi condotti da E. Neville, B. P. Grenfeld e Sir W. Flinders Petrie per conto della Egypt Exploration Society, della quale nel 2007 si è celebrato il 125° anniversario. La mostra tocca diversi aspetti della cultura egiziana: le credenze religiose, l’oltretomba, ma anche la vita quotidiana. La raccolta di Reading è completata da opere messe a disposizione dal Birmingham Museum and Art Gallery, dal British Museum e dall’Università di Reading.

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Aprile 8, 2008 di Pasquale Barile
Da questo mese se ne potrà vedere il viso (quello vero non ricostruito): Zahi Hawass, direttore del Consiglio Superiore per le Antichità Egizie, ha deciso di esporre il corpo di Tutankhamon nel suo sepolcro, fuori dal sarcofago. Il successore di Akhenaton sarà reso visibile al pubblico per la prima volta, collocato in una teca di vetro climatizzata. Il suo corpo sarà celato da un tessuto di lino, ma il viso, con i suoi alti zigomi ed il naso intatto, rimarrà scoperto. Hawass ha inoltre in mente di esporre 20 vasi d’argilla ritrovati di recente nella tesoreria, situata accanto alla camera funeraria del faraone; gli archeologi si sono imbattuti anche in un cesto colmo di cartigli del faraone, dimenticati e lasciati li da Howard Carter, che scoprì la tomba nel 1922.
Fonte: Pharaon Magazine
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Marzo 8, 2008 di Pasquale Barile
Il successore di Aha fu il faraone Djer, che regnò per un lungo periodo di tempo. Nove anni di regno sono riportati nel frammento del Cairo. Oltre a riportare il festival biennale “il seguito di Horus”, e la dedica di varie statue di culto, tale frammento riporta anche una spedizione in una terra chiamata CTt. Questo è il nome che in seguito sarà usato per indicare l’Asia occidentale in genere, ed è molto difficile stabilire con precisione la località della spedizione. La residenza di En Besor sembra essere stata abitata fino alla I Dinastia, ed è possibile che il frammento del Cairo si riferisca ad una rotta commerciale o ad una spedizione punitiva nel sud della Palestina. Altri autori hanno interpretato il termine CTt in riferimento al Sinai, ipotesi molto probabile. D’altra parte, gli annali reali sembrano indicare un rinnovato interesse dell’Egitto nel nord-est. Frammenti di una dozzina di vasi Siro-Palestinesi sono stati ritrovati nella tomba di Djer, a dimostrazione dell’esistenza di rotte commerciali tra l’Egitto ed il Vicino oriente.
La tomba di Djer presso Umm el-Qaab ad Abydos è accompagnato da numerose sepolture sussidiarie, la maggior parte delle quali contengono donne appartenenti all’harem reale. Le scarne iscrizioni, ridotte a nomi e pochi titoli, presenti sulle stele funerarie di queste tombe fanno luce sulla composizione della corte reale all’inizio della I Dinastia, anche se molte di queste non sono state ancora decifrate. Il progetto del complesso funerario presenta importanti novità, e per la prima volta nella storia dell’Egitto, la tomba di Umm el-Qaab è accompangata da un recinto funerario separato, circondato da alcune sepolture, nei pressi della città e delle coltivazioni.
Sotto il regno di Djer le maestranze mantennero un elevato grado di qualità; tra i vari reperti databili al suo regno, è di pregevole fattura un coltello di vetro la cui impugnatura è coperto d’oro decorato col serekh del faraone. La lavorazione del metallo raggiunge livelli qualitativi sempre più elevati, come attestano diversi oggetti, armi e vasi di rame ritrovate nella mastaba S3471 a nord di Saqqara e datati, in base alle iscrizioni, al regno di Djer. Solo una delle sepolture sussidiarie intorno al recinto funerario del faraone ad Abydos ha restituito un’ascia di rame decorata col serekh regale. Marmi simili a quelli di Aha provengono anche dal regno di Djer, mentre un altro reprerto forse rappresenta la più antica rappresentazione tridimensionale di una statua regale: una statuetta senza testa rinvenuta nel tempio di Satet ad Elefantina, mostra una figura seduta in trono e su di un lato è presente un segno interpretato come ©r. Alcuni oggetti riportanti il nome di Djer sono stati ritrovati in quattro siti: Saqqara, Tura, Helwan ed Abydos.
Un’iscrizione d’avorio proveniente da Abydos riporta una visita regale a Buto e Sais nel Delta, suggerendo la decisione di Djer di mantenere la linea politica dei suoi predecessori nel visitare importanti santuari. Il motivo dell’istituzione del festival biennale, registrato per la prima volta durante il regno di Djer, va ricercato nelle stesse ragioni.
Il nome di Djer non è attestato al di fuori dell’Egitto, nonostante i riferimenti a CTt nel frammento del Cairo.

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